Copywriter freelance, nomade digitale, narratore strategico: quante possibilità può offrire un lavoro basato sulla scrittura professionale e svolto da qualsiasi parte del mondo?

Chi è davvero il copywriter in viaggio?

Sempre di più, oggi, il copywriter in viaggio rappresenta una nuova idea di lavoro creativo, libero e consapevole. Un professionista capace di unire copywriting, storytelling e strategia di comunicazione, lavorando in modo itinerante ma con obiettivi molto concreti.
Il copywriter in viaggio non è una figura nuova, ma è ancora poco raccontata. Non è un giornalista, non è un travel blogger e non è nemmeno un influencer nel senso tradizionale.
È piuttosto un ibrido professionale: un narratore strategico che viaggia con uno zaino, una tastiera e le domande giuste per trasformare un’esperienza in contenuto di valore per brand, territori e progetti.
Se devo essere onesta, quando ho ricominciato a credere nella scrittura come lavoro – e finalmente come vita – il mio obiettivo era proprio questo: svincolarmi da luoghi e orari, per potermi esprimere e confrontare con realtà di business diverse, in Italia e nel mondo.
Diventare copywriter freelance (e farlo bene) non è un gioco da ragazzi.
Serve studio continuo, formazione, ricerca di clienti, opportunità e contesti.
Serve allenare lo sguardo, la scrittura e la strategia. Sempre.

Copywriter o giornalista? Due missioni diverse

Il giornalista ha una missione chiara: informare, raccogliere dati, cercare l’obiettività.
Il copywriter, invece, ha un altro obiettivo: persuadere in modo etico.
Le sue parole sono pensate per generare un’azione: una scelta, una connessione, una decisione. Quando viaggia, il copywriter non cerca la notizia, cerca l’insight, l’angolazione narrativa che trasforma un viaggio in storytelling strategico.
Non è la cronaca di una destinazione, è una storia che ti fa venire voglia di viverla, poiché la forza del copywriter è che sa dove guardare. Non si ferma alla cartolina, ma scava nel dettaglio, nel significato, nella voce delle cose.
Può raccontare esperienze autentiche, tradotte in parole evocative ma credibili, senza eccessi di marketing, incontri con persone reali, personaggi di passaggio che diventano veri protagonisti del racconto, differenze culturali, modi di dire, gesti, usanze – tutte occasioni per esplorare lo storytelling di un luogo.
Può appoggiare e promuovere scelte di viaggio consapevoli: turismo sostenibile, esperienze etiche, attenzione all’impatto ambientale e sociale e può occuparsi anche di brand territoriale: una città, un borgo, una struttura ricettiva possono avere un’identità di marca. Il copywriter la scopre… e la scrive. 

Perché un copywriter in viaggio non è (solo) un blogger

Un copywriter in viaggio non racconta soltanto il proprio punto di vista.
Scrive per conto di brand, territori, strutture ricettive e progetti di comunicazione.
La domanda non è: “Cosa ho vissuto?
Ma piuttosto: “Come posso raccontare questa esperienza affinché generi valore per chi legge e per chi mi ha incaricata?
Qui entra in gioco il copywriting per il turismo, il branding territoriale e la scrittura strategica orientata agli obiettivi.

Ispirazioni: quando le parole (e le immagini) fanno la differenza

Non tutti sono copywriter di professione, ma molti usano le parole con consapevolezza e potenza narrativa. Ecco qualche esempio interessante:

  • Giulia Lamarca (@giulialamarca): viaggiatrice e psicologa, racconta il mondo dal punto di vista dell’accessibilità e dell’empatia. I suoi testi sono autentici, ricchi di valore umano.
  • Francesca Di Pietro (blog Viaggiare Libera): travel coach e storyteller, unisce psicologia e racconto del viaggio per aiutare le persone a partire davvero – anche dentro di sé.
  • Lorenzo Liverani (@lorenzoliverani): più visual che copy, ma ha costruito un’identità molto forte. Da osservare per come usa tono di voce e immagine in modo coerente.
  • Federico Clapis (@federicoclapis): artista e content creator. Non viaggia per raccontare luoghi, ma la sua capacità di storytelling visuale è ispirazione pura.

Dunque, perché un brand dovrebbe lavorare con un copywriter in viaggio?
Perché un copywriter non vende sogni preconfezionatima costruisce significati.
Non si limita a dire “questo posto è bello”, ma ti fa percepire perché vale la pena scoprirlo. Per brand del turismo, del lifestyle, dell’ospitalità, o per enti territoriali, collaborare con un copywriter in viaggio significa avere qualcuno che sa parlare con il tono giusto al pubblico giusto, nel posto giusto.

In conclusione

Il copywriter in viaggio non colleziona souvenir.
Colleziona storie, idee, visioni.
Non ti dice dove andare, ti fa venire voglia di partire.
Non mostra solo la meta, ti fa sentire il percorso.
E se sei un brand del turismo, dell’ospitalità o del lifestyle, forse non ti serve l’ennesimo influencer.
Forse ti serve un copywriter con lo zaino, un taccuino e una connessione Wi-Fi decente.
Se vuoi raccontare il tuo brand, il tuo territorio o il tuo progetto con parole autentiche, strategiche e capaci di lasciare il segno
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