
Perché la forza di un testo nasce dalla sua headline e quali tecniche—da Ogilvy a Bly—aiutano a scrivere titoli che attirano, incuriosiscono e convincono.
La headline: il punto di partenza di tutta la comunicazione
Ogni copywriter, dall’esordiente al professionista navigato, lo impara presto: il titolo non è un dettaglio, ma l’elemento che determina se il lettore sceglierà o meno di proseguire. David Ogilvy, pubblicitario britannico degli anni ’40 sosteneva che “in media, cinque volte più persone leggono il titolo rispetto al corpo del testo”, un’affermazione che racchiude tutta l’importanza della headline.
Nel copywriting moderno, il titolo è molto più di una stringa di testo: è una promessa, un invito, a volte persino una sfida. Funziona quando riesce a dire abbastanza da coinvolgere chi legge, ma non così tanto da svelare tutto. È un equilibrio leggero, quasi narrativo, in cui ogni parola pesa. Ed è proprio in questa attenzione minuziosa che il titolo si trasforma da semplice frase a vero strumento strategico.
Le tipologie di titoli e il loro ruolo nella persuasione
Nel mondo del copywriting non esiste un solo modo per creare un titolo. Ogni tipologia risponde a un’intenzione diversa e uno dei compiti del copywriter è scegliere quella più efficace.
- Titoli informativi
Sono diretti e vanno dritti al punto. Robert Bly, poeta statunitense leader del Mythopoetic Men’s Movement li definisce “workhorse headlines”, cavalli da lavoro: non fanno scintille, ma sono affidabili e chiarissimi. Funzionano bene in contenuti educational e articoli tecnici. - Titoli emozionali
Parlano alla pancia prima che alla mente. Joe Sugarman, maestro delle long copy, ne esaltava la capacità di creare un legame immediato con il lettore. Qui si lavora su sentimenti, desideri, aspirazioni. - Titoli domanda
Una domanda, se ben fatta, ha il potere di far partecipare il lettore. Stimola la riflessione e crea un mini-dialogo nella sua mente. La chiave è porre una domanda a cui la persona sente il bisogno di rispondere. - Titoli numerici o strutturati
Sono tra i più efficaci nel web perché promettono ordine e valore immediato. I lettori li percepiscono come concreti, pratici e chiari. - Titoli narrativi
Meno diffusi ma potentissimi: usano micro–situazioni o accenni di storia per agganciare la curiosità. Funzionano molto bene nel content marketing.
Ogni tipologia ha il suo contesto ideale; il segreto sta nel capire cosa si aspettano le persone che leggeranno quel contenuto e cosa le spingerebbe a cliccare.
Tecniche avanzate per costruire titoli memorabili
Le tecniche per scrivere titoli efficaci sono tante, alcune ereditate dai grandi della pubblicità, altre affinate nell’era digitale.
– Concretezza prima della creatività
Molti copywriter cadono nel tranello del titolo “bello ma inutile”. La creatività è un valore aggiunto, non la base. Prima deve esserci chiarezza, poi impatto, poi—solo alla fine—originalità.
– La regola di Ogilvy: specificità prima di tutto
Ogilvy, una delle più importanti agenzie pubblicitarie del mondo, consigliava di evitare generalizzazioni e preferire titoli specifici, ricchi di o angolazioni precise (“Come risparmiare 35%…”) perché comunicano autorevolezza e concretezza.
– La legge della curiosità misurata
Joe Sugarman marketing innovator, fondatore e CEO di JS&A Group di slippery slide, lo “scivolo scivoloso”: ogni frase deve spingere a leggere la successiva. Il titolo è il primo gradino. Per questo è utile lasciare in sospeso qualcosa, purché la promessa resti credibile.
– Power words e verbi attivi
Alcune parole hanno una forza magnetica: “nuovo”, “segreto”, “perché”, “provato”, “strategia”, “rapido”. Non vanno usate a caso, ma inserite in modo naturale possono aumentare l’impatto del titolo.
– La tecnica del beneficio
Eugene Schwartz, influente copywriter, noto soprattutto per il suo libro “Breakthrough Advertising” applicava nelle sue celebri sales letter: un titolo efficace deve rispondere in modo implicito alla domanda “Cosa ottengo?”. Quando un beneficio è chiaro e immediato, la motivazione alla lettura si amplifica.
Conclusione
Un buon titolo non serve a far collezionare clic, ma a creare un ponte tra l’attenzione del lettore e il valore del contenuto. È come la porta d’ingresso di una casa: se appare accogliente, si entra volentieri; se è confusa, anonima o fuorviante, la maggior parte delle persone passerà oltre.
Nel copywriting, lavorare sui titoli significa rispettare la psicologia del lettore, anticiparne le esigenze e costruire un dialogo fin dall’inizio. Ogni parola scelta con cura è un segno di attenzione verso chi legge.
E alla fine, è proprio questo il cuore del copywriting: non solo scrivere per comunicare, ma scrivere per essere ascoltati.

Lascia un commento